Roma Whisky Festival. Si è conclusa la decima edizione

Roma Whisky Festival. Si è conclusa la decima edizione

Terminata domenica, al Salone delle Fontane di Roma, l’edizione 2022 della nota kermesse del Re dei distillati

Notevole l’affluenza di operatori del settore, esperti e semplici curiosi. L’incontro tra varie filosofie e tendenze di una delle bevande più diffuse del mondo ha suscitato molto interesse. Si è potuto partecipare ai corsi per l’avvicinamento al whisky e scoprire novità e vecchie certezze. Il trend del mercato è in netta crescita. Al Roma Whisky Festival ne abbiamo parlato con due esperti del settore:

Andrea Gasparri, Brand Ambassador di Digeo

Come è cambiato il mercato dopo la pandemia e come sono i consumatori oggi?

“Il mercato del whisky sta andando bene. La spinta dell’e-commerce è stata importante. Si sono avvicinati anche nuovi consumatori. Ci sono nuove generazioni che si stanno affacciando con una consapevolezza maggiore rispetto al passato. Questo lo possiamo vedere anche dal packaging curato e accattivante che strizza l’occhio ai più giovani”.

Quanto bartender e comunicazione stanno influendo sul mondo dei distillati?

“Il settore dei bartender, in linea di massima, si sta evolvendo sempre più. Il loro apporto è significativo, grazie anche alla miscelazione c’è un importante ritorno ai whisky e non solo. Qui incide anche il modo di comunicare il prodotto. Le grandi aziende riescono a dettare i nuovi trend anche se la piccola nicchia di produttori permane comunque”.

Emanuele Russo, Spirits educational specialist di Compagnia dei Caraibi

Il whisky giapponese negli ultimi anni ha avuto un enorme successo. Quali sono le caratteristiche di questa crescita?

“Uno dei motivi è che viene considerato un “whisky perfetto”. Questo non è ovviamente da prendere come valore assoluto perché c’è tanta varietà anche in questo mercato. Il Giappone è stato molto bravo nel prendere quello che storicamente è stato molto importante nella produzione di whisky in Scozia. Lo scozzese è un prodotto più ruvido dove non si va a cercare la perfezione, la rotondità al palato, ma quello che si vuole esprimere è lo spigolo della produzione dell’orzo, i vari invecchiamenti fatti all’interno delle distillerie e la storia. Abbiamo così quella sorta di “imperfezione” che lo rende più complesso. Nel nipponico, e da qui la mia definizione di “perfetto”, si va a ricercare un ottimo prodotto che possa essere facile da bere. Quindi che arrivi ad essere compreso meglio dal consumatore medio”.

Roma Whisky Festival

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