Anche questo è Made in Italy!

Anche questo è Made in Italy!

Gelato, besciamella, forchetta, galateo, mutande e altro ancora. Questo Made in Italy lo dobbiamo ad una nostra connazionale…in Francia.

Made in Italy. Forchetta

Nella nostra società, a chi più e chi meno, può capitare di lamentarsi delle cose che non vanno. Siamo umani. Forse il detto “l’erba del vicino è sempre più verde” ci porta a non guardare dentro casa nostra e ad ammirare spesso l’operato degli altri e non il nostro. Per esempio, parlando di cucina e galateo ci potrebbe venire in mente che molto viene dai nostri “cugini d’oltralpe”. Ma è proprio così?

È grazie ad una italiana, Caterina de ‘Medici, a cui dobbiamo invece molto. Caterina nacque a Firenze nel 1519 e morì nel 1589 a Blois in Francia. Andata in sposa ad Enrico, figlio del Re di Francia, Francesco I, 1533, si trovò subito a disagio trovando parecchie difficoltà ad ambientarsi nella corte parigina. Ma anziché abbattersi iniziò con piglio risoluto a cambiarle le cose che non le piacevano.

Tanto per cominciare, consapevole del fatto di non essere particolarmente bella, piuttosto pingue e bassa, iniziò dal giorno del suo matrimonio ad indossare scarpe con il tacco (ordinate ad un artigiano fiorentino ed alte sette centimetri). Nulla di strano oggi, ma a quel tempo il tacco era usato per cavalcare e tenere meglio le staffe. Inoltre, un tacco troppo alto si addiceva alle cortigiane e donne di mal’ affare. Ma non si fermò qui. Dal momento che una delle sue grandi passioni era cavalcare senza l’uso della sella (a pelo), introdusse l’uso delle mutande. Non quelle di invisibili dimensioni a cui siamo abituate ora intendiamoci. Ma lunghe ed onoratissime braghe che le rendevano più agevole il movimento, fino ad allora usate da ballerine e ginnasti.

Si dice poi che non sopportando tanfo alcuno, né quello del real consorte, il suo naso sopraffino avesse sempre bisogno di annusare buon profumo, portato perciò al bisogno in un piccolo flacone.

Made in Italy. Macarons e profiterol

Ma la vera passione di Caterina fu per il buon cibo. Motivo per il quale pretese di partire per la Francia con i suoi cuochi e pasticceri personali che esportarono sulle tavole d’oltralpe golose prelibatezze.

Dalla besciamella alla zuppa di cipolle, dalle omelettes all’anatra all’arancia; e poi carciofi, piselli, patè de fois e macarons. Il giorno del matrimonio, lo chef Pantanelli inventò per omaggiarla il profiterol.

Addirittura il gelato fece il suo debutto alla corte francese; Caterina aveva fatto prelevare ed arrivare qui a forza, il recalcitrante fiorentino Ruggeri che aveva inventato “il dolcetto all’acqua inzuccherata e profumata” ossia il sorbetto. Stanco del soggiorno forzato il suddetto abbandonò Parigi con una lettera alla regina da cui si congedava ma alla quale consegnava la ricetta fino ad allora rimasta segreta del gelato. “Con il Vostro permesso ritorno ai miei polli “scriveva, ricordandole che la sua attività principale fosse il pollivendolo. E se tutto ciò può sembrare troppo invece non lo è. Consideriamo che tutte queste novità introdotte in cucina, sarebbero state consumate con le mani se, di nuovo la nostra Caterina, non avesse insegnato ai francesi l’uso della forchetta.

C’è da dire che ogni paese del mondo, per fortuna, ha le sue caratteristiche, le sue invenzioni e i suoi personaggi, la sua storia. Ma un po’ di Made in Italy c’è quasi, orgogliosamente, dappertutto!

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